Sistemi Energetici
Il concetto di sviluppo sostenibile fa riferimento a un sistema di sviluppo che risponda alle esigenze del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Tale tipo di sviluppo mira a migliorare le condizioni di vita delle persone tutelando nel contempo il loro ambiente a breve, a medio e soprattutto a lungo termine.
Lo sviluppo sostenibile persegue un triplice obiettivo: uno sviluppo economicamente efficace, socialmente equo e ambientalmente sostenibile.
Un ambiente sostenibile è un ambiente in grado di preservare il cambiamento climatico e nel contempo garantire l’approvvigionamento di energia a tutti gli abitanti. Per questo è necessario porre molta attenzione alla ricerca e allo sviluppo di energie rinnovabili e di nuove tecnologie a basso impatto. La diversificazione delle fonti energetiche può pertanto considerarsi una delle prime soluzioni in grado di soddisfare il fabbisogno energetico: le fonti tradizionali (non rinnovabili) vengono sempre più integrate e supportate dalle fonti rinnovabili, generalmente prive di emissioni dannose per l’ambiente.
- Fonti rinnovabili
- Le fonti di energia rinnovabili non si esauriscono mai e possono essere raccolte ovunque nel mondo sfruttando la geografia locale dei differenti paesi. Sono generalmente pure di emissioni poichè sfruttano l’energie potenziale presente in natura nei diversi elementi: sole, vento, acqua, ferro, la materia prima ha per questo un costo pari a zero.
- Fonti non rinnovabili
- Le fonti di energia non rinnovabili sono quelle destinate ad esaurirsi in periodi più o meno lunghi. Si tratta di fonti di energia attinte dall’ambiente e direttamente trasformate, in energia (soprattutto elettrica) attraverso processi di conversione.
- Tecnologie di conversione delle energie rinnovabili
- Per trasformare le fonti energetiche rinnovabili in energia utilizzabile sono necessarie adeguate tecnologie, utili sia per la coltivazione delle fonti che per la loro conversione in energia. I prodotti derivanti dall’applicazione della tecnologia alla fonte energetica possono essere: energia elettrica, energia termica, carburanti o energia chimica.
- fonte regione.piemonte.it/energia
Le economie emergenti spingono sempre di più i consumi del petrolio, questo inevitabilmente porta, come abbiamo potuto vedere, ad un aumento dei prezzi del combustibile.
In questo contesto nasce spontaneamente la riflessione sull’utilizzo di fonti alternative.Secondo il rapporto annuale “World energy book” dell’Agenzia Internazionale dell’energia, la domanda mondiale di energia nei prossimi 30 anni aumenterà oltre il 50% rispetto ai livelli attuali, prevalentemente per la crescita dei mercati emergenti.
I fattori strutturali che spingono in alto i prezzi sono in primis la forte domanda di petrolio di Cina e India. Le importazioni di petrolio greggio della Cina hanno raggiunto un totale di 120 milioni di tonnellate nel 2004, un record per il grande paese asiatico, con un incremento di ben il 34,8% rispetto al 2003, sale la domanda e quindi inevitabilmente aumentano i prezzi, soprattutto per un bene che da sempre è stata una risorsa scarsa.
C’è dunque un’economia che ne richiede sempre di più, la Cina ha infatti ritmi di crescita frenetici e ha necessità sia di energia che di materie prime, di cui è estremamente povera. Vediamo infatti che la domanda di petrolio della Cina, su scala mondiale, nel 2004 è salita del 15%.
Il problema non è solo il prezzo del petrolio, che raggiunge ormai circa 47 dollari al barile, è il suo utilizzo come fonte energetica, perché rimane il carburante più costoso. Sembrerebbe non esserci che una soluzione, svincolarsi dal petrolio per rendersi indipendenti dalle oscillazioni del mercato. Ogni volta che il prezzo del petrolio sale, ci si chiede quali siano le soluzioni alternative all’oro nero. E periodicamente quando il prezzo del barile ritorna a livelli “normali” la ricerca delle alternative viene puntualmente abbandonata. Possiamo davvero fare a meno del petrolio? L’impennata dei prezzi del barile spinge quindi a cercare altri modi per produrre elettricità e alimentare le auto. Con quali prospettive? Dal pannello solare alle biomasse legnose, dai biocarburanti al fotovoltaico, al biogas, dall’idrogeno al geotermico, tutto questo può rappresentare una soluzione per uscire dalla morsa del petrolio? È importante sottolineare che ci sono risorse come l’acqua, il sole, il vento e i rifiuti.
L’acqua, adottata da più di un secolo, è la soluzione più semplice e non richiede tecnologie che producono emissioni inquinanti. L’Italia è uno dei leader nel settore idroelettrico, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2004 l’Italia ha prodotto 48,7 TWk di idroelettrico. (fonte Grtn)
La tecnologia del solare permette di soddisfare il fabbisogno energetico a costo zero, anzi guadagnandoci. La tecnologia del solare termico è disponibile sul mercato per poche migliaia di euro e permette di produrre acqua calda con la forza del sole, risparmiando così sui costi del gas.
Il solare fotovoltaico, invece è destinato alla sola produzione di energia elettrica. Una tecnologia costosa ma foriera di vantaggi. Con un investimento di 20 mila euro si può arrivare ad una potenza di 3 Kw, che è la taglia media del contatore domestico, con la possibilità di rivendere l’eventuale energia in eccesso a prezzi privilegiati. Che sia un buon affare lo dimostra anche l’esperienza tedesca, dove si affittano anche i tetti dei capannoni per piazzare i pannelli e darsi al commercio dell’elettricità prodotta.
Poi c’è l’eolico, 40 mila MW installati in tutto il mondo. Una tecnologia già oggi conveniente dal punto di vista economico che però incontra forti resistenze dal fronte ambientalista per l’impatto visivo degli areogeneratori.
Anche il carbone ritorna prepotentemente sulla scena in questo contesto. Negli Stati Uniti il coke già oggi fornisce il 50% dell’energia. Le dinamiche del carbone sono diverse dal petrolio, dove pesa la sua relativa scarsità. Al contrario di carbone ce n’è troppo, a tal punto che molti paesi hanno chiuso miniere per renderlo renderlo più remunerativo. Negli Stati Uniti è concentrato oltre il 25% della riserva. In Italia il carbone è stato estratto in Sardegna fino agli anni novanta, anno in cui è stato dimesso perché non considerato remunerativo. La grande incognita resta l’inquinamento. Da un lato però la tecnologia ha ampliato il contenimento delle emissioni. Alternativa sì, ma non propriamente ecologica!
fonte [ Il Portale delle PMI - Energia]
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