Bioarchitettura
Video – Intervista all’Arch.Mario Cucinella noto architetto internazionale e allievo dell’ Arch. RENZO PIANO.
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L’ architettura bioclimatica è un modo alternativo di progettare rispetto alla progettazione architettonica corrente, ma non è un approccio alternativo alla progettazione architettonica intesa nel suo significato più vero e completo. In altre parole l’ Architettura vera per essere tale non può che essere bioclimatica, mentre l’ approccio bioclimatico alla progettazione non è significativo e determinante se non si fa Architettura.
L’ approccio bioclimatico ha una sua specificità, che è, tuttavia, più metodologica che ideologica. Esso richiede infatti conoscenze derivanti da ricerche e sperimentazioni che richiedono anni per produrre risultati attendibili e consolidati.
Dal punto di vista della filosofia del progetto, invece, sarebbe forse più coerente parlare di architettura integrale, intendendosi con tale termine un’ approccio alla progettazione architettonica che tenga conto di tutti gli aspetti caratterizzanti l’ insediamento umano, avendo come obiettivo la loro armonizzazione in funzione della salvaguardia e del miglioramento del modo di vivere dell’ uomo e degli altri esseri sul pianeta terra.
La separazione tra architettura e contesto ambientale nella civiltà industriale
Con lo sviluppo della civiltà industriale e dell’ urbanesimo, la costruzione dell’ architettura ha perso gran parte dei connotati localistici. Architetti e costruttori sono liberi di scegliere tra una vasta gamma di materiali e processi costruttivi in un mercato di dimensioni mondiali, con vincoli non più legati alla reperibilità dei prodotti ma, prevalentemente, ai costi dei medesimi e alle normative tecnico-edilizie.
La separazione tra architettura e sito ha avuto legittimazione teorica con il Movimento Moderno e l’ International Style, in particolare, secondo cui l’ architettura doveva affrancarsi dal vincolo del luogo, perdere i connotati regionalistici ed esprimersi appieno attraverso una concezione dello spazio, e una scelta formale e di materiali, completamente avulsi dal contesto del progetto. Lungi dall’ incentivare la creatività individuale dei progettisti, tale concezione ha contribuito a realizzare architetture omologate, fortemente caratterizzate dall’ impiego di materiali e tecnologie con funzione prevalentemente rappresentativa, quali le facciate tutto vetro.
Accanto ad indubbi progressi tecnologico-costruttivi, lo sviluppo della concezione architettonica nel processo di industrializzazione ha prodotto effetti negativi quali la perdita di coscienza e conoscenza climatico-ambientale del progettare e del costruire. A differenza di quanto avveniva nell’ architettura regionale tradizionale, l’ esigenza di benessere termofisico viene soddisfatta togliendo la funzione di controllo climatico all’ involucro edilizio e trasferendola al sistema impiantistico, la cui evoluzione tecnologica consente prestazioni un tempo impensabili.
Il movimento organico
Alla concezione di un’ architettura separata dal contesto si oppose, pur nell’ ambito del Movimento Moderno, la concezione organica di Frank Lloyd Wright, secondo cui architettura e natura dovevano essere intimamente connesse. Secondo tale concezione, l’ architettura guarda alla natura e ne “copia” le forme, mentre la natura penetra nell’ architettura vitalizzandola .
Nell’ approccio organico, quanto meno alle sue origini, l’ attenzione è posta sui risultati estetico-formali dell’ integrazione tra architettura e natura. Interessa, in altre parole, più la fruizione visiva dell’ ambiente naturale e costruito che il benessere psicofisico dell ‘utente. In tal senso l’ approccio organico non si discosta dal movimento razionalista in modo strutturale, ma unicamente in quanto ne rifiuta l’ omologazione internazionalista.
Il movimento organico coglie dello sviluppo tecnologico industriale dell’ architettura i connotati più positivi, ovvero la liberazione dal vincolo costruttivo tradizionale intesa non come liberazione dalla contestualizzazione, ma come incentivo ad una maggiore espressività creativa (Fig. 22). Alla radice della concezione organica vi era, inoltre, il desiderio, da parte degli architetti americani e di Wright in primo luogo, di emanciparsi dalla colonizzazione culturale europea imperante nei primi decenni del XX secolo.
Alcuni architetti “organici” contemporanei, in particolare Daniel Liebermann, si sono posti invece in modo prioritario l’ obiettivo dell’ integrazione tra aspetti estetico-percettivi dello spazio architettonico e interazione strutturale con il contesto fisico, nell’ ottica del minimo impatto ambientale e del massimo riuso dei materiali per uno sviluppo sostenibile.
La crisi energetica e la progettazione energeticamente consapevole
L’ impostazione di un’ architettura separata dal contesto, sia a livello ambientale che climatico, è stata messa parzialmente in crisi, nella generalità della pratica progettuale, non da ragioni culturali, ma da motivazioni economiche legate alla crisi petrolifera del 1973. A conseguenza della stessa, i paesi industrializzati petrolio-dipendenti misero in atto piani di risparmio energetico coinvolgenti anche il settore edilizio, attraverso l’ imposizione di vincoli sull’ isolamento termico degli edifici (L. 373/76). Enti pubblici quali la CEE, l’ ENEA, il CNR e alcuni ministeri, inoltre, stanziarono fondi per programmi dimostrativi pilota che avevano lo scopo di promuovere tecnologie di climatizzazione degli edifici utilizzanti conservazione energetica ed energie rinnovabili (UPSE, 1980).
Nè la normativa sul risparmio energetico, nel frattempo evolutasi fino alla formulazione più recente (L. 10/91), nè i vari programmi sperimentali hanno tuttavia sostanzialmente modificato la pratica progettuale e costruttiva corrente avulsa da cognizioni teoriche e pratiche sulle interazioni tra architettura, energia, comfort, clima e contesto ambientale. A ciò hanno contribuito sia la mancanza di efficaci politiche di incentivo, soprattutto da parte italiana, dell’ uso di fonti rinnovabili per la climatizzazione in edilizia, sia il decremento del costo del greggio, governato da fattori di politica internazionale petrolifera, più che da valutazioni in termini di costi-benefici non solo strettamente economici ma anche ambientali.
La crisi energetica ha tuttavia innescato un processo di revisione dei modi di progettare e costruire, soprattutto nel settore delle tecnologie di involucro e impiantistiche per la climatizzazione, che, sia pur gradualmente e coinvolgendo un numero ancora relativamente ristretto di progettisti, sta creando una nuova coscienza progettuale nuovamente consapevole della necessità di integrare l’ edificio con l’ ambiente ed il clima che lo circonda.
L’ architettura bioclimatica: concezione ed obiettivi
Il termine bioclimatico venne usato per la prima volta dal botanico e climatologo tedesco Köppen che, nel primo decennio di questo secolo, sviluppò un sistema di classificazione del macroclima terrestre basato sull’ adattamento climatico della vegetazione nelle diverse zone del pianeta. L’ applicazione del termine alla progettazione architettonica è di molto successiva e risale ai primi anni sessanta. Essa è dovuta ai fratelli Olgyay (1957, 1969, 1990), architetti americani di origine ungherese, che per primi studiarono, secondo un approccio scientifico, le problematiche connesse con le interazioni tra clima e architettura, approfondendo in modo particolare l’ aspetto del controllo solare.
In Europa, l’ approccio bioclimatico alla progettazione architettonica si sviluppa, come sopra ricordato, a partire dalla crisi energetica e viene successivamente sostanziato dalla crisi ambientale tutt’ ora in atto. Oggi, il concomitante sviluppo di approcci diversi alla progettazione architettonica e urbana, tutti tendenti a riformulare in modo radicale e integrale i paradigmi del costruire e del vivere l’ architettura e la città in un ottica di sviluppo bioecologico e sostenibile, produce sinergie stimolanti che coinvolgono l’ approccio bioclimatico in modo diretto.
I principali obiettivi dell’ approccio bioclimatico alla progettazione architettonica possono essere individuati schematicamente in:
1. Integrazione tra architettura, tecnologia e contesto ambientale, nella coerenza delle diverse fasi del progetto: ideazione, analisi esigenziale, programmazione funzionale, scelta di tecnologie e materiali, scelta dei sistemi impiantistici, verifica prestazionale, programmazione della gestione e della manutenzione.
2. Benessere psico-fisico del fruitore, da realizzarsi tramite l’ edificio nella sua totalità e non con gestione impiantistica specifica.
3. Conservazione energetica, tramite sia l’ uso di materiali a basso contenuto energetico che l’ impiego di sistemi di climatizzazione passivi, al fine di ridurre la dipendenza dal petrolio e l’ inquinamento atmosferico producente il progressivo riscaldamento globale del pianeta per effetto serra.
4. Insediamenti a basso impatto territoriale e a forte integrazione paesaggistica, ovvero con il minimo di sbancamenti e riporti di terreno e il massimo di ricostruzione vegetale.
5. Integrazione degli edifici in cicli ambientali chiusi, con bilancio netto di consumo complessivo delle risorse ambientali tendente a zero (riciclo, permacoltura).
L’ architettura bioclimatica: strumenti e metodi
Dal punto di vista della metodologia del progetto l’ approccio bioclimatico prevede una serie di criteri progettuali e di tecniche di analisi e verifica prestazionale raggruppabili nei seguenti ambiti:
1. Analisi climatica di sito tendente a caratterizzare i fenomeni climatici a scala locale, al fine di determinare la potenzialità del sito per il controllo climatico passivo degli edifici e lo sfruttamento di fonti rinnovabili (irraggiamento solare, vento, acqua); uno degli strumenti per valutare la fattibilità e la coerenza dell’ uso di sistemi di climatizzazione naturale degli edifici in un certo luogo, e in funzione del comfort termoigrometrico dell’ utente, sono le carte bioclimatiche .
2. Localizzazione, tipologia, morfologia e orientamento degli edifici in funzione dell’ accesso /protezione ai fattori climatici principali: sole (irraggiamento e dinamica delle ombre), vento (barriere, ventilazione, raffrescamento), bacini di calore (terra, cielo, acqua).
3. Distribuzione degli spazi interni secondo una zonizzazione termica ispirata al funzionamento termocinetico del corpo umano, in relazione ai flussi energetici in entrata ed in uscita.
4. Utilizzo della vegetazione e dei bacini d’ acqua come fattori di controllo del microclima, in funzione sia del riscaldamento che del raffrescamento degli edifici
5. Impiego di tecnologie di involucro edilizio atte a sfruttare i fattori climatici esterni per il controllo del microclima interno, con il minimo consumo di energia esogena (sistemi solari passivi, il sistema paradigmatico dei quali è rappresentato dalla serra)
6. Integrazione tra tecnologie bioclimatiche di involucro e sistemi impiantistici a consumo di energia non rinnovabile.
Prof. Mario Grosso | tratto da “Concetti e tecniche di progettazione bioclimatica” | Politecnico di Torino Fac. di Architettura
DEFINIZIONE DI BIOARCHITETTURA TRATTA DA WIKIPEDIA per approfondimenti
Si definisce Bioarchitettura l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema antropico-ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e sostenibile delle risorse, la bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura.[1]
La bioarchitettura, pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità, ha l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.[2]
Alcuni dei principi progettuali alla base della bioarchitettura sono:
- ottimizzare il rapporto tra l’edificio ed il contesto nel quale viene inserito. Compito dell’architetto, come afferma Christian Norberg-Schulz, è creare luoghi significativi per aiutare l’uomo ad abitare, ciò attraverso la comprensione ed il rispetto del genius loci – lo spirito del sito;
- privilegiare la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo;
- salvaguardare l’ecosistema;
- impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima);
- non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti);
- concepire edifici flessibili ad eventuali rimozioni, sostituzioni o integrazioni degli impianti, e a possibili ampliamenti o cambiamenti di destinazione d’uso;
- prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili;
- utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, preferibilmente appartenenti alla cultura materiale locale.
Affinché tali principi possano integrarsi coerentemente è necessaria una progettazione che si avvalga del contributo di numerosi specialisti. L’industria delle costruzioni ha un forte impatto ambientale a causa dell’altissimo consumo energetico, delle sue emissioni nell’atmosfera, dell’inarrestabile consumo del territorio e del diffuso utilizzo di materiali di origine petrolchimica che determinano gravi problemi di inquinamento durante tutto il loro ciclo di vita. Fine primario della bioarchitettura è dare all’edilizia un nuovo indirizzo rivolto sia al rispetto delle esigenze dell’uomo che al rispetto dell’ambiente, ad esempio nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un green building.








