
Nel numero dell’Espresso di Venerdì 30 Maggio, è stato pubblicato un articolo a cura di Alessandra Mammì, intitolato “Il designer giardiniere”.
William McDonough, questo è il nome del designer architetto, nato e vissuto in Giappone, ha progettato un grattacielo ispirandosi ad un cigliegio. Egli dice che: “può fare tutto quello che fa un albero tranne riprodursi” e ancora: “Come un cigliegio prende la sua energia dalla terra e dal sole; crea intorno e dentro di sè dei microclimi; ha un sistema idrico interno e una morfologia che si adatta all’ambiente che lo circonda”.
Il progetto è stato presentato al World Future Energy Summit di Abu Dhabi, l’edificio tondeggiante e curvo come un tronco di una pianta ha il tetto coperto di vegetazione, la parete nord tappezzata di muschio e quella sud composta di pannelli fotovoltaici che assorbono l’energia sufficiente per illuminare e scaldare l’intero complesso. Dalla terra il grattacielo, grazie alle “strutturali radici” del sistema geotermico, riceve il refrigerio necessario a rinfrescare i locali interni.
Questa è la filosofia con cui la McDonough and partners, pensa e progetta i propri edifici, pensandoli come degli organismi intelligenti che sanno utilizzare i raggi del sole e l’acqua piovana, composti da materiali completamenti privi di agenti nocivi, dotati d’impianti energetici che si mettono in moto con la presenza di persone, per non sprecare energia.
Uno di questi è quello che l’architetto e i suoi collaboratori stanno progettando a Milano all’Isola di Porta Nuova e che ospiterà degli uffici del Comune e della Regione. E’ questo modo di lavorare, dice McDonough: “il design del futuro, quello che può veramente salvare il pianeta, dovrà necessariamente essere umile; (…)deve imparare ad osservare ed entrare in punta dei piedi nel grande ciclo della natura; (…)l’industria umana ha funzionato a pieno regime per poco più di un secolo e in questo minimo spazio di tempo ha messo in crisi tutti gli ecosistemi della Terra. Non è la natura ad avere un problema di progettazione, siamo noi. ” E solo con questo tipo di approccio che secondo me, si può migliorare la qualità della nostra vita, pensando con attenzione alle problematiche di salvaguardia del nostro pianeta, e in base a queste progettare gli spazi dove viviamo, nel rispetto non soltanto del nostro benessere, ma anche in quello della Terra.Ricerchiamo il secondo, troveremo sicuramente il secondo.
E infatti l’architetto McDonough, spiega come non ci si può limitare solamente a risparmiare energia, bisogna cercare una strada nuova, comprendere a fondo madre Natura e imparare a costruire da essa, cose che non abbiano UNA VITA SOLA, ma UNA CONTINUA RIGENERAZIONE. Non è un ritorno alla vita rurale (come profetizzano le tendenze dell’odierno design), ma nuovi modi di concepire l’architettura, più attenta all’ambiente. A parere di chi sta scrivendo ora, bisogna evitare l’autoreferenzialismo in architettura e nel design (come si è, ad esempio visto, al Salone del Mobile di Milano quest’anno), e tornare a progettare per l’uomo, ” pianificando un edificio che pensi anche alla vita quotidiana di chi lo abiterà o lavorerà.”. Ambienti con un’alta qualità della vita, fanno vivere meglio.
L’uomo non è del tutto diverso da un albero, trae energia dall’ambiente in cui vive. Ed è proprio da contatto sinergico con la natura, che dobbiamo ripartire, perchè come dice McDonough: “(…)riprendere il contatto con la natura per desiderare e poi pretendere un nuovo modo di abitare il pianeta, che punti a ricreare e non distruggere”.








Leave a Comment